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23 August I SICILIANI ALL'ESTERO (DOVE PER ESTERO SI INTENDE SUBITO DOPO LO STRETTO DI MESSINA)TRATTO DA http://www.rosalio.it/
Come ogni buon palermitano incontinente sa bene, a Milano (come in qualsiasi altra parte del mondo) esistono solo due modi per placare lo spinno di rosticceria quando ti assale.
1) *Recarsi a Malpensa. *Prendere un aereo che lo riporti in patria.
*Dire una preghiera durante la discesa per aiutare il pilota a centrare la pista dell’aeroporto. *Sorridere all’applauso post atterraggio (unendovi ovviamente anche voi nell’applauso). *Dirigersi baldanzoso verso il baracchino dell’autonoleggio per affittare una macchina. *Aspettare che l’addetto torni dalla pausa caffè. *Ritirare la macchina facendo presente che il bozzo sulla carrozzeria c’era già da prima. *Imboccare l’autostrada per Palermo. *Districarsi nel traffico della circonvallazione.
*All’altezza del ponte di via Belgio girare per lo stadio, ricordandosi che in città la precedenza non è obbligatoria ma solo a totale discrezione di chi guida l’auto che vi incrocia. *Dirigersi verso la statua alla volta del bar Alba, o verso la marina al bar Rosanero, o verso il Malaspina dai fratelli Ganci (o se ce la fate, fare un tour di tutti e tre per assaporarne le differenze). *Parcheggiare in seconda fila con le quattro frecce. *Pagare il caffè al parcheggiatore abusivo.
*Entrare nell’agognato eden gastronomico. *Sbutriarsi di pezzi.
2) *Andare all’ipersuperermercato abituale vicino la propria residenza.
*Comprare il necessario facendo attenzione che si tratti rigorosamente di prodotti importati dalla vostra madre patria. *Accuminciare a farseli da solo.
A dire la verità, esisterebbe anche una terza opzione, ovvero quella di affidarsi alle pseudo rosticcerie siciliane disseminate per la città lombarda. Ma provate voi ad accattare un pezzo da uno che si rivolge alla signora prima di voi appellandola sciura. Non diciamo minchiate.
Ora, vuoi per impegni di lavoro, vuoi per il mutuo, vuoi per il picciriddo che deve andare a scuola, la prima opzione vi risulterà sempre alquanto onerosa. Non vi resta altro che scegliere fieri e allegri la seconda opzione (rimandando lo sfondamento live a quest’estate) perché…ma dove lo mettete il prio di farli voi? Recupero velocemente la ricetta per l’impasto (che come ogni buon palermitano sa, non è la rozza pasta della pizza, ma la vellutata, soffice e zuccherina pasta delle briosce) attraverso il grande motore yankee chiamato Gugol. Si dice che la ricetta provenga direttamente da un cugino di qualcuno che lavora in un grande bar di Palermo e viene tramandata da generazioni in generazioni. Per fortuna hanno deciso di condividerla e metterla onlain. Dio lo benedica. La studio. Colei che aveva inserito il post aveva inserito anche la parola d’ordine: ArancinE. Ok, mi dico. Ci si può fidare. È una di noi. Arriva il sabato. Sono pronto. Tiro fuori la mia spianatoia e tutto l’occorrente. I miei colleghi milanesi non se lo sono fatti dire due volte e attendono l’evento in soggiorno sin dalle prime ore del mattino, dopo aver inventato mille scuse per disdire gli impegni. Li avevo chiamati durante la settimana per avvertirli delle mie intenzioni. Loro, che dopo otto anni di vostro indottrinamento alla cultura e alla gastronomia siciliana, hanno oramai abbandonato la cassoula per la pasta o furnu, il risotto con lo zafferano per la pasta ch’i sarde o la pasta ch’i tinnurumi. Loro, che si passano come reliquie i barattoli di caponata che ogni tanto preparo. Loro dicevamo, i lombardi doc (che oramai la mattina vi salutano con un ou cuci’… tuttapposto?) li sento parlare divertiti con mia moglie cercando di non disturbare il mio operato. In cucina oltre a me c’è solo ‘u picciriddo perché deve imparare. La pasta è pronta. Mentre lievita, inizio a tagliare la cipolla per la conza dello spincione. Pulisco le sarde salate. Taglio un po’ a pezzetti il caciocavallo e un po’ lo gratto. Mi preparo il ragù per le ravazzate, il prosciutto e la mozzarella per i calzoni, i viustel per i rollò. L’odore si inizia a spandere per la casa. I milanesi fanno capolino con la testa in cucina “Oh! Compà…minchia ciavuro” (e vi giuro che è un vero prio sentire pronunciare la parola ciavuro con l’accento milanese e talvolta inglese). Taglio la pasta. L’arrotolo. La piego. Li inforno. Attendo fumando una sigaretta nel balcone tornando a spennellarne la superficie ogni tanto.
Sono pronti. Di un bel marrone color tonaca di monaco con il cimino che ne costella la superficie. I calzoni hanno il loro bello schizzo di pomodoro a lato. Lo spincione sembra venuto bene. Alto e soffice. Inizio a tagliarlo. Lo assaggio. È perfetto, manca solo il provulazzo per essere uguale a quelli che compravo a San Lorenzo davanti a scuola. Lo porto a tavola. Gli astanti accuminciano a tastarlo. Silenzio. Nessuno parla. Poi un coro unanime si eleva dalla folla “Compa’… è una meraviglia!”. È la volta dei pezzi. Li assaggio pure io. Non sono davvero male. Ovviamente non sono all’altezza di quelli dei grandi maestri su citati, ma per placare lo spinno vi giuro che vanno più che bene. Dopotutto sono solo un programmatore! Mi guardo intorno. Vedo solo facce compiaciute e soddisfatte. Sono riuscito nel mio intento di trasformare un piccolo pezzo della Milano da bere in una piccola Palermo da tastare ***
22 August I baci al cioccolato..21 August SoNo iMPaZZiTa17 August Buongiorno realtà!Ebbene si.. ecco il mio intervento post vacanza.. 2 settimane (o meglio 13 giorni) immersa nella bella Valencia, circondata da un gruppo a dir poco favoloso, i figli della luce. ehheh, sembra una fesseria ma è cosi che ci siamo nominati, visto che ognuno di noi ha un genitore che lavora all' ENEL.
Sapete, a Valencia facevo il countdown per tornare, per rivedere Fabrizio.. e all' aereoporto rivederlo è stato come risvegliarsi dalla morte. è stato come respirare per la prima volta. e non chiamatemi sdolcinata o romantica. semmai chiamatemi innamorata. quando si ama davvero si è innamorati per sempre. ed è una stupenda sensazione, vivere ogni giorno della nostra storia come se fosse il primo. sempre sempre innamorata io di lui e lui di me. è bellissimo vivere sapendo che qualcuno ha bisogno del tuo amore per vivere. ed è ancora più bello pensare che questo potrebbe durare per sempre... ma nonostante questo desiderio ardente di rivedere Fabrizio, Valencia mi manca.
Mi mancano tante cosette che a pensarci bene sono piuttosto strane. mi manca annamaria che si perdeva sempre tutto! mi mancano le cozzolino, che ancora non distinguo.. mi manca soprattutto la cozzolino dalle unghia blu! mi mancano le due bellissime ragazze sarde, carla e stefania! e che dire dei tre stefani! e infine mi manca l'unica che ho sentito veramente come amica, l'unica per cui ho pianto prima di lasciare il terminal dei voli internazionali a Roma: simona. lei mi manca tantissimo. anche lei non vedeva l'ora di tornare, per riabbracciare marco.. mi manca Alejandro, Angel e anche la prof Tere! mi manca la confusione che c'era nella stanza 125, quella in cui dormivamo io, simona e annamaria.. quando non era dalle bellissime sorelle Laura ed Elisa (spero che si chiamino cosi .. lol). invece non mi manca affatto quella mini vasca da bagno, l'aria condizionata e tutti i semafori!!!
Date un' occhiata alle foto... e ditemi come vi sembra Valencia..
Un bacio da Daniela!
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